Ci sono coltelli che si distinguono per la loro linea, altri per il loro design o la loro efficacia. Da Bastinelli Knives, queste diverse caratteristiche si fondono in un universo estetico immediatamente riconoscibile.
Fondato da Bastien Coves, il marchio francese si è progressivamente ritagliato un posto nel mondo della coltelleria tattica e di sopravvivenza. Un posto costruito attorno a un approccio personale al coltello, in cui il design riveste un’importanza particolare, senza mai perdere di vista i vincoli legati al suo utilizzo.
Il percorso di Bastien non è estraneo a tutto ciò. Proveniente da una famiglia profondamente legata alle forze di polizia e alle unità specializzate, è cresciuto a contatto con un ambiente in cui l’attrezzatura, la sua affidabilità e la sua adeguatezza al campo d’azione non sono semplici considerazioni teoriche. A questa vicinanza al mondo operativo si aggiunge una formazione alle Belle Arti, che gli ha trasmesso una vera e propria cultura del disegno e della creazione.
Da questa doppia influenza è nato un modo tutto suo di affrontare la progettazione di una lama: partire da un’idea, conferirle una forte identità visiva, per poi lavorarne le proporzioni, l’ergonomia e le caratteristiche per renderla un oggetto coerente.
Le creazioni di Bastinelli si distinguono per linee decise, a volte audaci, che si discostano volutamente dai codici tradizionali della coltelleria. Alcune riprendono ispirazioni classiche, altre esplorano forme più atipiche. Ma tutte sono animate dalla volontà di non limitarsi a riprodurre ciò che già esiste.
L’estetica, tuttavia, non è mai fine a se stessa. L’ergonomia, il comfort di trasporto, la scelta dei materiali, la qualità delle finiture e la capacità di taglio sono parte integrante del processo creativo. Questa attenzione all’uso è particolarmente importante per i coltelli destinati all’uso quotidiano, per i quali il comfort e la discrezione sono spesso determinanti quanto le prestazioni della lama.
Bastien sviluppa così le sue creazioni attraverso diversi approcci. Ai modelli frutto di produzioni industriali realizzate con partner come Fox, Lionsteel o Viper si aggiungono realizzazioni personalizzate, pezzi semi-custom e progetti portati avanti in collaborazione con personalità di spicco del settore, tra cui Doug Marcaida, Fred Mastro o Fred Perrin.

Queste collaborazioni, così come le sue creazioni personali, gli consentono di esplorare universi diversi e di confrontare le sue idee con esperienze e competenze variegate.
Al di là di una semplice collezione di coltelli, Bastinelli Knives sviluppa così una vera e propria identità. Un mix di cultura del campo, ricerca estetica e libertà creativa, che si rivolge sia ai professionisti che ai collezionisti e agli appassionati sensibili a una coltelleria che non manca di carattere.

INTERVISTA A BASTIEN COVES
Percorso e influenze
D.B.: Qual è stato il tuo percorso e la tua fonte di ispirazione per diventare un rinomato coltellinaio nel settore dei coltelli tattici e di sopravvivenza?
Sono cresciuto in una famiglia in cui tutti gravitavano attorno alla polizia, che si trattasse di mio padre, mio fratello o mio nonno. Hanno operato in diversi contesti, in particolare nella Brigata anticrimine o all’interno di unità prestigiose.
Anch’io stavo per diventare un poliziotto! Dopo aver superato i test di ammissione, ho rifiutato l’offerta. Sentivo che la mia strada era altrove.
Ma questa vicinanza alla realtà sul campo mi ha fatto riflettere… Volevo poter progettare lame funzionali, ma anche che rispondessero a determinate caratteristiche specifiche, a volte di piccole dimensioni o per soddisfare le esigenze specifiche della Francia o dell’unità in questione.
A proposito di disegno tecnico, hai frequentato anche l’Accademia di Belle Arti, vero?
Sì, esatto. Questo mi ha fornito una solida base nelle tecniche di disegno, che costituisce il fondamento concettuale di tutti i miei lavori.
Progettazione e produzione
D.B: Puoi parlarci del processo di progettazione e realizzazione dei tuoi coltelli?
Per quanto riguarda il processo di produzione, tutto parte sempre dal disegno!
Le idee, buone o meno pertinenti che siano, prendono forma innanzitutto sulla carta. È il mio metodo, è la mia terapia!
Se il disegno è convincente, passo direttamente alla realizzazione del prototipo in acciaio. Se quest’ultimo è sufficientemente valido e il progetto ha il potenziale per essere interessante, lo invio ai produttori italiani, che mi realizzano prototipi in 3D e Live Blade.
D.B: Deve essere difficile distinguersi in questo settore?
Nel mondo della coltelleria lavoriamo tutti con gli stessi ingredienti. Cerchiamo tutti di creare la nostra ricetta e di dare un tocco personale. Quel tocco particolare che le persone possano riconoscere.
È stata anche la mia sfida per un bel po’ di tempo: cercare di realizzare qualcosa, pezzi in cui le persone possano riconoscere il mio lavoro. Distinguersi con alcune linee e creazioni che provengono da me, dal mio laboratorio, dal mio studio! Mi piace anche l’idea di personalizzare le cose con dettagli molto personali.
E quindi di non avere qualcosa che assomigli a ciò che fanno tutti.
D.B: Quali sono le influenze e le fonti di ispirazione dietro i design unici dei tuoi coltelli, e come riesci a coniugare estetica e funzionalità?
Ci sono sempre ispirazioni che possono provenire da altre creazioni, è inevitabile, ma l’idea è quella di allontanarsene. E se non riesco ad allontanarmene abbastanza, ne discuto con il creatore per mettermi d’accordo con lui, oppure valuto una collaborazione con la persona che ha ideato il design. Mi piace anche trarre ispirazione da oggetti antichi.
Ma in generale cerco sempre di allontanarmi da ciò che è già noto e di fare qualcosa di diverso.
Il mio mentore Christian Moretti e François Bignon mi hanno fornito una solida base di conoscenze e orientamento. Anche i miei incontri con Fred Perrin e Michael Janich mi hanno influenzato molto. C’è poi la mia collezione personale di coltelli Spyderco, Cold Steel, Blackhawk, Microtech… Anche gli incontri che ho avuto nel mondo della sopravvivenza o della resilienza hanno contribuito a influenzare alcuni dei miei progetti.
In generale, e in particolare quando si parla di coltelli destinati a un ambiente urbano, l’ergonomia e la comodità nel portarli sono molto importanti.
Forse bisogna essere realistici: si passa più tempo a portare con sé il coltello che a usarlo. Deve quindi essere comodo e farsi dimenticare. Questo anche perché provengo da un paese in cui tutto, o quasi, è illegale.
Alcune delle mie lame sono pensate esclusivamente per l’autodifesa, altre hanno una funzione puramente utilitaria. A volte combinano entrambe le cose.
Mi è capitato di realizzare coltelli pensati esclusivamente per l’autodifesa. Servono solo a tagliare la carne…
Ovviamente puoi usarli per aprire pacchi o altro, ma ti ritroverai ben presto limitato nell’uso quotidiano.
Non è un coltello con cui ti farai un toast o mangerai qualcosa da un piatto al ristorante.
D’altra parte, ci sono lame più dritte, meno ricurve, meno contorte, che ti permetteranno di utilizzarle più come uno strumento che come un’arma da difesa.
Ma chiariamo una cosa: se domani dovessi trovarti nella necessità di accoltellare un bastardo che mette in pericolo la tua vita per strada o di proteggere una persona in difficoltà, con questa lama avrai comunque la possibilità di fare un ottimo lavoro.
Mi piace molto anche combinare le due cose. Un po’ di aggressività e grinta con un po’ di funzionalità. Questi ultimi modelli riscuotono generalmente un buon successo.
D.B: Collabori con persone molto diverse tra loro. Cosa apporta questo al marchio Bastinelli?
Uscire dalla mia zona di comfort!
Che si tratti di professionisti delle arti marziali, di persone specializzate nel campo della sopravvivenza o della resilienza, di professionisti delle unità di intervento di diversi paesi, o anche attraverso le collaborazioni che ho avuto nel mondo del cinema, con i numerosi film in cui abbiamo avuto la fortuna di apparire.
Tutti questi progetti molto diversi tra loro mi hanno sempre offerto una dose di novità. Queste esperienze mi spingono a uscire dalla mia zona di comfort, il che è allo stesso tempo stimolante e molto arricchente. Ogni sfida affrontata è un’occasione per imparare e scoprire nuove prospettive.
Nella maggior parte delle mie collaborazioni, le persone mi contattano per farmi realizzare un coltello su misura.
A volte mi chiedono anche di progettare un modello interamente dedicato a loro, di aggiungere il loro logo su una delle mie lame o di realizzare un’edizione speciale con caratteristiche particolari, come un doppio filo o un manico di un colore specifico.
Molto spesso, le indicazioni che ricevo si riducono a poche idee, a volte solo due o tre parole.
A volte i clienti forniscono maggiori dettagli, il che facilita il processo.
È allora che la mia immaginazione e la mia esperienza entrano in gioco per dare vita al loro progetto.
D.B.: Ci sono stati incontri che ti hanno colpito particolarmente?
Mi è piaciuto moltissimo lavorare con Pierre Henri Monnet e Fred Perrin in Francia. È stato appassionante lavorare e ascoltare, ma soprattutto imparare da François Bignon e dal maestro fabbro Christian Moretti, che è il mio primo mentore.
Mi ha insegnato tutto ciò che so sulla forgiatura e ha arricchito le mie conoscenze in molti ambiti.
Di recente ho imparato molto da Anthony Marfione (Microtech), perché il suo modo di lavorare, di organizzarsi e di esercitare la sua professione, sia come coltellinaio che come uomo d’affari, è straordinario e molto stimolante.
D.B: Quali sono i tuoi progetti futuri e i tuoi obiettivi come coltellinaio e proprietario di Bastinelli Knives?
Vorrei poter continuare a esprimermi attraverso i miei progetti.
Se tutto andrà bene, spero di poter ampliare i miei progetti, in particolare nel campo del cinema, e di avviare nuove collaborazioni.
Sono aperto a collaborare con chiunque sia interessato, che si tratti di professionisti di vari settori o anche di persone senza un legame diretto con la coltelleria.
Un’idea che sto valutando sarebbe quella di formare un piccolo gruppo per sviluppare insieme nuovi progetti. Tuttavia, la mia priorità rimane quella di continuare il mio lavoro attuale, di essere autentico e di tenere i piedi per terra.
D.B. Puoi parlarci dei modelli Full Custom o Semi Custom?
Abbiamo tre modalità di lavoro: il Full Custom, il Semi Custom e quello industriale.
Il Full Custom
Quando parlo di Full Custom, si parte da un disegno che realizzo in officina. Lo riporto poi su una barra d’acciaio, che taglio con la sega a nastro. Successivamente modello interamente il pezzo sul Backstand prima di eseguire le smussature.
Parallelamente al trattamento termico, mi occupo della preparazione e della realizzazione dei manici, sia in materiali compositi che intrecciati.
Eseguo anche il trattamento termico qui, con il forno del laboratorio. Successivamente, mi occupo delle finiture dell’insieme, delle custodie, dell’affilatura e delle incisioni.
Per un Full Custom, quindi, tutto viene realizzato dalla A alla Z qui, in officina!
Il Semi Custom
Per il Semi Custom, parto da lame provenienti dalla produzione industriale che abbiamo in officina, alle quali poi aggiungo il mio tocco personale.
È possibile apportare modifiche specifiche, esecuzioni particolari dell’affilatura, cambiare i colori, rielaborare l’estetica del manico o proporre nuove finiture.
È un mix tra Custom e industriale, un modo per personalizzare modelli esistenti conferendo loro un’identità propria.
L’industriale
Infine, c’è il Full Industriale. In questo caso, i coltelli sono interamente prodotti da aziende come Fox, Lionsteel o altri produttori con cui collaboriamo.
D.B.: Vuoi parlarci di alcuni dei tuoi progetti più atipici?
Ci sono anche dei modelli che ho realizzato che sono puramente esotici, come il Reaper.

È uno strumento piuttosto particolare, dal design piuttosto giocoso, ma soprattutto molto atipico. È il tipo di oggetto che, una volta posato su un tavolo, attira immediatamente l’attenzione. La gente si chiederà perché abbia quella forma, come sia stato ideato e da dove provenga l’ispirazione.
Alcuni di questi modelli si ispirano in particolare alla falce o alla riper. Ci sono diverse influenze e orientamenti possibili intorno a queste forme, ma la loro vocazione principale rimane l’esotismo.
Sono perfettamente consapevole che non si tratta necessariamente di strumenti che useremo nella vita di tutti i giorni. Non è la prima scelta di un militare, né tantomeno di un civile per un uso classico. E non parleremo nemmeno di scenari con gli zombie!
Ma a volte ho bisogno di evadere attraverso questo genere di design. Mi permette di esplorare altre vie creative, di uscire dai sentieri battuti e, in seguito, di tornare a design più seri, più autentici e più accessibili a tutti.
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Nel corso di questo incontro, si capisce abbastanza in fretta che, per Bastien Coves, un coltello non è mai semplicemente uno strumento. È prima di tutto un’idea, una voglia di creare e un modo tutto suo di esprimere la sua visione della coltelleria.
Il suo percorso, tra esperienza sul campo, savoir-faire artigianale e sensibilità artistica, ha naturalmente plasmato il suo approccio. Per lui, tutto inizia con un disegno. Seguono poi le forme, le proporzioni, l’ergonomia e tutti quei piccoli dettagli che finiscono per conferire un’identità alla lama.
Bastien non cerca di fare come tutti gli altri. Ama esplorare, sperimentare, uscire dai sentieri battuti e talvolta avventurarsi in direzioni più inaspettate. Le sue collaborazioni e la diversità delle sue creazioni testimoniano questa curiosità costante e il suo desiderio di non chiudersi mai in un unico modo di concepire un coltello.
È proprio questo, in definitiva, ciò che rende interessante Bastinelli Knives: questa capacità di passare da un coltello pensato per un uso specifico a una creazione più atipica, a volte persino sorprendente, pur mantenendo una vera coerenza estetica.
Dietro le linee a volte radicali e i design che non lasciano indifferenti, si scopre soprattutto un appassionato che ama disegnare, cercare, sperimentare e rimettere in discussione le proprie idee.
Ed è probabilmente qui che risiede la forza di Bastien: non accontentarsi di riprodurre una ricetta che funziona, ma continuare a cercare la propria. Con carattere, personalità e, soprattutto, la voglia di divertirsi creando.

